Il Comune di Capena, i chioschi e gli ulivi bizzarri e accattivanti

Per gestire un chiosco con somministrazione di cibi e bevande bisogna rispettare una serie di parametri. Il chiosco, infatti, oltre alle autorizzazioni classiche per un bar (oggi sostanzialmente liberalizzate) richiede anche una valutazione di tipo urbanistico  ed edilizio, oltre che di impatto ambientale e paesaggistico. Il comune di Capena, in questo senso, ha disciplinato il tutto con un apposito regolamento, il regolamento chioschi. Ma, come spesso succede in Italia, fatta la legge trovato l’inganno. E quindi la nuova amministrazione comunale di Capena, già oggetto di feroci critiche per la vicenda della centrale unica di committenza, sta procedendo ad autorizzare due nuovi chioschi ad un privato cittadino con una soluzione che bypassa tutto l’apparato normativo in materia. L’amministrazione ha usato lo strumento, solitamente usato nell’edilizia e nel rilascio di concessioni per costruire, delle procedure negoziate con i privati. Un sistema che, a fronte di una qualche forma di concessione del privato di utilità all’ente pubblico fa ottenere alo stesso, in cambio, autorizzazioni e permessi altrimenti non concedibili. Roma è piena di contratti di programma che hanno consentito la realizzazione in deroga agli strumenti urbanistici di migliaia di appartamenti di costruttori privati (Caltagirone ad esempio è uno di quelli che di più hanno utilizzato questo strumento). Ebbene a Capena questa forma di partnership è stata usata per consentire ad un privato l’apertura di un chiosco bar all’interno di un centro culturale dentro una zona verde e per gestire, senza gare ad evidenza pubblica, un altro chiosco bar su suolo pubblico. Il tutto tramite stipula di una convenzione tra il comune e la ditta richiedente. Un primo chiosco aprirà (su terreno del privato) in località Bivio Scoranello. Il privato però  gestirà  anche un chiosco nel parco urbano Primo Maggio, in pieno centro storico di Capena. In questo caso il privato ha presentato un progetto in cui, come utilità ceduta al Comune, realizzerà  alcuni interventi  in Piazza Primo maggio e in Piazza della Libertà. Successivamente ne curerà anche la manutenzione. In sostanza il privato ottiene l’autorizzazione per gestire due chioschi-bar di cui uno  su suolo pubblico. E cosa offre questo privato per saltare la normale procedura amministrativa e, nel caso del suolo pubblico, anche i della proposta progettuale? Oltre ad alcuni interventi di pavimentazione e la realizzazione di muretti saranno messi a dimora, in piazza della Libertà, “tre esemplari di ulivo secolari dalle forme bizzarre e particolarmente accattivanti”. E anche previsto “un massiccio piano di intervento (sembra il programma di una forza politica, non  un progetto di intervento urbanistico ndr) per il risanamento e la messa in sicurezza” di alcuni pini presenti nella Piazza. A questo il privato poi aggiungerà qualche gioco, qualche panchina. Così Piazza della libertà è sistemata. Nel parco urbano Primo Maggio, dove c’è il chiosco e quindi l’investimento potrà generare ritorni economici diretti, ci saranno giochi per bambini, cinque panchine, l’illuminazione all’ingresso e “alcuni cestini porta rifiuti, e una serie (ma quanti?qualche numero no?) di cartelloni didattici per bambini per l’istruzione dei più piccoli al rispetto delle regole del parco e all’introduzione della raccolta differenziata”. Insomma facciamo due conti. Il privato apre due chioschi, di cui uno in concessione su suolo comunale. Investe una somma non esagerata e acquisisce la titolarità di due bar. Il comune, in cambio di alcune piccole opere di urbanizzazione, di qualche gioco e di tre ulivi secolari dalla forma bizzarra e accattivante si priva, invece, di una fonte di reddito stabile e cospicua quale poteva essere il canone di locazione per il chiosco pubblico in Piazza Primo maggio. Come dire: una contrattazione negoziata tra pubblico e privato in cui  a fare l’affare non è  certo il cittadino contribuente. (p.c.)