Intervista a Maurizio Gabbana fotografo della “Dynamica Surrealista”

Maurizio Gabbana è un fotografo milanese di grande talento. I suoi scatti sono opere di stupefacente eleganza, gli spazi delle nostre consuetudini mostrano quale sorprendente complessità si cela dietro le dimensioni, la semplice oggettualità. Gabbana svela che l’immagine possiede una interiorità , una energia residuale ricca di traiettorie e forma, riproposizione di un vissuto che l’artista chiama dynamica. Avviene così che torri, grattaceli, persone, attraversano spazi quotidiani manifestandosi in una versione inedita, vibranti illuminazioni di fisicità silenziosa, carica di senso e direzione. Così ampie linee complesse si intersecano tra scintillanti punti luce, tra i quali è indiscutibile l’evidente talento artistico che si esprime nella nitidezza e ricercatezza dello scatto. In un certo senso le immagini compaiono come visioni inaspettate che inducono contemplazione, un processo visivo di assoluta avanguardia. Le solitudini interpretative degli oggetti ci raccontano un mondo assai diverso da come siamo abituati a percepirlo quando lo attraversiamo resi incuranti dalla quotidianità. Conobbi Maurizio Gabbana durante la cerimonia di assegnazione del premio Adrenalina ad alcune sue opere, importante rassegna artistica romana, nella cui esposizione erano presenti alcune artiste con le quali condividevo degli interessi di critica pittorica. L’artista di talento si coniugava con l’uomo denso di interessi e capace di una fluente empatia con l’altro, cosa abbastanza rara nel mondo dell’arte. Rimasi colpito dalla immediata capacità di creare contatto, sostenere costantemente vivo l’interesse ad un dialogo costruttivo. Dopo poco tempo da quell’incontro mi fu recapitata a casa una fotografia formato cartolina. Era una immagine a colori complessa, una piccola opera d’arte che aveva subito il logorio dello spazio e del tempo. Sul retro vi erano apposte, oltre al mio indirizzo, un ampio timbro di inchiostro rosso simile ad un sigillo di altri tempi, ed una breve citazione. Contattai Maurizio Gabbana per ringraziarlo del gentile e prezioso regalo, ed egli volle sapere subito in che condizioni era arrivata la sua opera, la quale aveva attraversato ogni tipo di peripezia postale e temporale. Mostrò un interesse particolare al cambiamento che aveva potuto subire la sua opera a causa del viaggio e mi chiese di inviargli delle immagini dell’opera. Rimasi colpito dal suo estremo interesse nella sperimentazione e la ricerca dei mutamenti della quota parte di oggettualità contenuti in una immagine. Ho raccontato questo aneddoto perché credo sia significativo di come un grande artista nutre costantemente il suo mondo, in qualche modo in contatto continuo con la sperimentazione, il mettersi in gioco in ogni circostanza, spingendo la linea dell’orizzonte oltre il visibile. Ho recentemente intervistato Maurizio Gabbana. 

Personalmente l’ho conosciuta a Roma, durante il premio adrenalina, che lei si è aggiudicato. Sono rimasto colpito dalla sua prospettiva fotografica. Un forte richiamo alla ricerca della materia e l’interesse verso la sua dinamica. Un modo davvero originale di fare fotografia. La sua Milano ha avuto un ruolo in questo processo artistico?

Sono nato e cresciuto a Milano, leggevo Salgari e giocavo con una macchina fotografica a pozzetto (tipo Rollei), che oggi chiamerebbero Olga, Lomo… rullino 120…e poi  via a scattare.
Ero un ragazzino silenzioso, ascoltavo e guardavo, scomponevo tutto, fantasticavo… immagino oggi che essere a Milano degli anni 60, in piena evoluzione personale e ambientale, ciò abbia incuriosito maggiormente il mio sguardo all’insu’; guardavo le riviste di fotografia, ed alla fine coglievo una sensazione di similitudine tra loro, che alla lunga mi ha spinto a ricercare nuovi sguardi, nuovi meccanismi e prospettive, sperimentazioni in macchina e poi in camera oscura…

Nel panorama della fotografia d’autore in Italia lei rappresenta una interessantissima realtà che riporta la ricerca e l’avanguardia dell’immagine tra gli interessi artistici della fotografia, per anni assiduamente fedele alle tendenze generali. Come può tradurre in parole il suo impulso artistico?

Profondita’! … di campo, per utilizzare un termine tecnico; profondita’ interiore, dynamismi, apparenti scontate consuetudini.

In questi ultimi tempi la fotografia d’autore ha enormemente allargato i suoi confini. Fotografi vietnamiti, cinesi, e di tante altre parti del mondo, lanciano le “loro” immagini nel mondo. Pensa che la fotografia risente di una radice culturale riconoscibile?

Personalmente ritengo fondamentale capire le dynamiche umane: spesso cambiano i contorni, i vestiti, le forme architettoniche, ma se vai in profondita’ non e’ cosi’ diverso… le forme sono importanti per farci capire dove siamo. Ma a chi lo raccontiamo, e come lo raccontiamo, rimane un dilemma aperto. Per questo motivo spesso nei miei dynamismi faccio entrare ripetutamente uomini che diventano tracce solo tracce……

In una contemporaneità sempre più simile ad un caleidoscopio complesso di immagini , pensa che lo scopo principale della fotografia sia rimasto quello di  narrare attraverso un istante un complesso significato? La fotografia ha conservato integro il suo scopo storico?

Esistono artisti che riferiscono  con durezza gli accadimenti, ce ne sono altri che cercano la verita’ nella dynamica quotidiana’, altri che  ci rammentano la poetica dell’essere umano, alcuni artisti che con il loro romanticismo creano immagini irreali computerizzate: gli stessi che trasmettono poesia di apparente solitudine … Credo che ciascun fotografo artista veda questo istante  e lo voglia trasmettere nella sua positivita’ incoraggindone l’umanita’ : questa e’ il dono dell’artista, chi compra la sua opera paga il tempo impiegato nel lavoro dello scatto, del lavoro della produzione ecc ecc; ma il messaggio impresso e’ gratuito per tutti coloro che lo vogliono cogliere, tutto il resto e’  puro commercio, business-tecnolocico-visivo

Per anni la fotografia anglosassone di stampo americano, ma anche tedesco, ha dettato le regole implicite con il quale tradurre di volta in volta il soggetto, il suo stile e la forma. In più le major dell’immagine facevano riferimento ad uno star system dei fotografi. Cosa accade oggi in quel mondo? 

Non tutto e’ arte! Nell’era digitale, dove si ha la pronta disponibilità di un prodotto pronto, è inevitabile una relazione con la superficialita’: lo scatto a pellicola, che uso spesso, ti chiede molta attenzione e tempo, che significa riflessione. Non puoi sbagliare perche’, ad esempio,  il risultato lo vedi dopo qualche giorno e sono convinto che, questo tempo, questo spazio di azione non consentira’al digitale di eguagliare la pellicola. Ed infatti c’e’ un ritorno…

Sig. Gabbana, vorrebbe chiarire il suo punto di vista sulla fotografia d”autore, proprio quando nel primo scorcio del terzo millennio il proliferare del digitale ha massificato la produzione di immagini. Anche alla luce del fatto che  lei ha, in varie occasioni, mostrato una particolare attenzione e sensibilità verso il rapporto tra pittura e fotografia. Mondi storicamente distinti. Come ha tradotto questo tipo di interessante relazione?

La storia non si puo’ negare: abbiamo esempi pittorici che hanno  insegnato tutto  alla fotografia di posa. Ciò nei vari periodi,  dall’affresco alla tavola,  alle tele di  Giotto a Caravaggio,  Brughel, fino ai narratori più fantasiosi e creativi come Salgari/Verne, scrittori-visionari, che pur non avendo visto mai nulla,  descrivevano verisimilmente. Fino all’ottocento , dove gli impressionisti ed i  divisionisti dipengevano in modo diverso la realta’. Divisionisti perche’ la loro base ideale e’ simile all’uso del “disturbo” della fotografia digitale. Ma anche i futuristi ed i cubisti sono stati ricercatori dell’ignoto che si cela dietro le dimensioni. In un altro modoe per percorsi diversi,  i metafisici,  fino allo stesso Hopper, pittore incredibile del 900,  che creava posizioni di luce innaturali ma utili per la posa….

Ci può anticipare i suoi prossimi appuntamenti artistici, i suoi progetti in cantiere e interessi fotografici dei quali vorrebbe occuparsi in futuro?

le prossime? Ottobre a Como in Fuori di Mostra Villa Olmo “Come viva la Citta’” presso la galleria Predaglio e Bari con 2 progetti Luce: il 2016? Potrebbe sorprenderci! ; esco da un ricchissimo anno 2015 con Expo come artista “Ingegno Divino”, expo in comissione di Rise2Up in cascina triulza, come artista in Biennale di Venezia padiglione Guatemala con “Time into the Time… Relive!”, al grattacielo Pirelli(regione Lombardia) “tutta mia le citta’” , una personale al buiding di Milano dell’architetto Piano con “Sfida MilanoExpo”, nella collettiva Cibi Conndimento esse famem alla galleria Raffaghello ed altre partecipazioni

Grazie Sig. Gabbana. Un ultima domanda: ha qualcosa da dire ad un giovane che vorrebbe diventare un fotografo professionista? 

Non abbiate paura di esprimervi e sperimentare: fate vedere, comunicate ciò che avete nel vostro cuore, confidatevi solo con il vostro curatore di fiducia e collaborate  con altri artisti senza timore:  amate la novita’ che siete!

 

MASSIMO MONTALDI