Italicum: il potere in Italia getta la maschera

Con il voto per l’Italicum al Senato è diventato palese quello che solo un’ostinata propaganda voleva  in qualche modo dissimulare. Anche in Italia si è cementato , con il patto del Nazareno e i conformi voti in Parlamento, un asse tra i blocchi reazionari della società e della politica nazionale. Come diceva Vico la storia presenta un’evoluzione ciclica e anche questa fase della storia mondiale, europea ed italiana sembra dare ragione al filosofo partenopeo. Sfrondando e scremando le mille sciocchezze che il sistema dell’informazione propala ad ogni piè sospinto (il sistema di informazione, lo si ricordi, è nella mani del blocco reazionario) la questione è piuttosto semplice. Cerchiamo di spiegarla nel modo più comprensibile possibile. L’innovazione tecnologica e la dinamica del sistema economico mondiale ha portato ad un profondo mutamento della struttura produttiva ed organizzativa del mondo. In pratica le macchine stanno sostituendo sempre più il lavoro umano creando una massa enorme di lavoratori senza possibilità di utilizzo. O utilizzabile solo con un salario largamente inferiore a quello medio necessario per la vita quotidiana. Rispetto a questa tendenza, non opponibile o reversibile dalla società stessa, il potere, anziché mettere dei rimedi ha semplicemente approfittato della situazione, appropriandosi delle risorse pubbliche di cui disponeva. Si è creata una casta al governo (fatta di politici, imprenditori,giornalisti, magistrati, professionisti e annessi) che ha accelerato il processo di proletarizzazione delle classi medie. Le risorse pubbliche anziché sostenere i lavoratori impoveriti dalle macchine, a fornire loro i mezzi per riqualificarsi e rendersi nuovamente disponibili sul mercato del lavoro sono invece serviti ad arricchire un numero molto limitato di famiglie e di individui che si trovavano al governo della collettività. Governo non solo in senso politico ma in senso effettuale. Governa un giudice, governa un imprenditore, governa un giornalista o un editore in questa accezione della parola. E’ ovvio che il sistema così non è in equilibrio, perché la struttura fa una cosa, la sovrastruttura (politica, magistratura, informazione, religione,imprenditoria) ne fa un’altra. L’ideologia della depredazione per pochi ha trovato un suo santuario, per alcuni versi anche affascinante e suggestivo, nella costruzione dell’Europa unita e,soprattutto in quella che il premio Nobel Joseph Stiglitz ha definito la “follia dell’euro”. All’ombra dell’euro e dell’Europa il blocco reazionario (quello che oggi ammirate a Davos in Svizzera per capirci) ha incrementato le proprie fortune personali e familiari ed ha distrutto intere società, proletarizzandole, impoverendole, rendendole schiave e affamate dal bisogno. Quanto successo in Grecia, con il centro di Atene ridotte alla spettrale città del film “1998: fuga da New York” di John Carpenter sintetizza bene cosa il blocco reazionario sia stato capace di fare. Neanche la devastazione di una guerra poteva ottenere i risultati che le politiche di austerità (zelantemente applicate dai tedeschi, di solito i più metodici e organizzati nell’applicare sistemi ideologici sulle masse) hanno avuto sulla Grecia e sulla popolazione greca. Il blocco reazionario difenderà con i denti i propri privilegi e l’accordo Renzi-Berlusconi non è né più né meno che l’arrocco del blocco reazionario anche in Italia. Il blocco reazionario è cattivo e non prende prigionieri. La Corte Costituzionale non fa votare il referendum sulla legge Fornero (che andrebbe deferita al Tribunale dell’Aja per crimini contro l’umanità), le televisioni ti stordiscono con polemiche su rapimenti milionari, sull’addio di Montezemolo alla Ferrari, la magistratura se la piglia con i Notav o con Fabrizio Corona. Intanto Renzi spara le sue cazzate, le tasse sul ceto medio aumentano (vedi i nuovi classamenti degli immobili) le elezioni si faranno con un sistema che farà scegliere al blocco reazionario gli eletti, peggio e più del Porcellum. Le opposizioni, quelle vere annaspano, fanno populismo, si beano dei facili consensi che la gente gli fornisce. Ma la loro azione non è ancora incisiva, non è profonda perchè non hanno la cultura politica adeguata per combattere i reazionari. Difettano di organizzazione e di consapevolezza. E così protraggono un’agonia dolorosa, che colpisce ogni giorno milioni di cittadini indifesi. (Pietro Colagiovanni)