L’Inps, il minimale e l’In Cool 8 (pronuncia: inculeit)

Uno dei grandi problemi in Italia è il rapporto con lo Stato. Da un lato, è vero, il cittadino cerca in ogni modo di sottrarsi alle regole stabilite per tutti (l’assenteismo nei posti di lavoro pubblici, i record di evasione fiscale sono gli esempi più eclatanti) dall’altro però è anche vero che lo Stato a volte si comporta in modo scorretto, o comunque furbesco. Cosa che uno Stato non potrebbe mai fare. Ma siamo in Italia dove la furbizia è uno dei valori su cui si è cementata l’unità nazionale (e infatti cresciamo meno degli altri, perché i furbi vanno avanti subito ma poi si bloccano pensoamente). Siccome ci piacerebbe un paese ed uno Stato diverso da queste colonne cominciamo a segnalare qualche furbizia di Stato nella speranza che tali comportamenti possano essere corretti e modificati. Parliamo oggi dell’Inps. Il principale ente pensionistico pubblico italiano è a capo di un sistema, quello previdenziale, completamente sfasciato e non certo da oggi. A differenza di un’assicurazione privata, che deve accantonare i soldi ricevuti per un fondo pensionistico, l’Inps non ha mai accantonato nulla, anzi spesso chiude in deficit. Si tratta di una prassi consentita allo Stato ma proibita ai privati, in quando si tratta di un sistema cosiddetto piramidale. Cioè io ti do i soldi per la mia pensione e tu invece di accantonarli ci paghi le pensioni di quelli che già oggi l’hanno maturata. Se a questo si aggiunge che, per il solo funzionamento dell’Inps ci vogliono circa tre miliardi l’anno, la situazione è oggettivamente difficile. Il che può motivare, anche se non giustificare, alcune trovate fatte dall’Istituto. La legge di stabilità per il 2015 introdusse un regime agevolato per le piccole attività. E, per la prima volta, l’agevolazione riguardava anche i contributi Inps, in particolare l’odiato minimale (oltre 3000 euro che , anche se non hai fatturato un centesimo, devi versare all’Inps). In pratica scompariva il minimale e si versava in base al reddito. L’Inps si oppone ferocemente perché teme una perdita di gettito importante e non sa come pagare le pensioni ai pensionati.

Cosa fa allora? La legge di stabilità entra in vigore il primo gennaio 2015 e l’Inps precisa che per usufruire dell’agevolazione contributiva bisogna fare una domanda. E pone un termine al 28 febbraio 2015. La circolare con cui spiega queste cose (che nella legge non erano previste) è del 13 febbraio 2015. Quindi 15 giorni per avere l’agevolazione se no ciccia. Non contento di ciò l’Inps riesce a far modifcare l’agevolazione, riducendola grandemente. Arriva la nuova legge di stabilità 2016, infatti, e prevede che il minimale torna ad applicarsi anche ai soggetti nel regime fiscale per i minimi. L’unica agevolazione è uno sconto del 35% sul minimale pieno. La legge entra in vigore il 1gennaio e i soggetti che rientrano nei parametri stabiliti dalla legge (volume d’affari, mancanza di lavoratori eccetera) non devono fare alcuna comunicazione all’Agenzia delle Entrate. Resta invece la comunicazione all’Inps, anche per ottenere la riduzione del 35%. E qui viene la furbata. La domanda va fatta sempre entro il 28 febbraio ed è solo online. Non solo. Per farla il soggetto deve aprire il proprio cassetto previdenziale, richiedendo il Pin all’Inps. E non sempre il Pin arriva immeditamente. Non solo.

Quando finalmente hai il Pin, accedi online al tuo cassetto previdenziale della domanda per l’agevolazione non trovi traccia. Devi prima accedere alla tua gestione commercianti o artigiani (quelle per cui si paga il minimale) o iscriverti ovemai non risultassi ancora iscritto (tipo nuova attività). E solo allora cliccando su un piccolo bottone in basso scritto in burocratese( applicazione regime ex legge eccetera eccetera) potrai arrivare al sospirato modulo. Insomma un percorso ad ostacoli fatto per scoraggiare l’utente e calcolato su un principio molto chiaro, lo stesso delle compagnie telefoniche o di quelle energetiche. Se rendo difficile il recesso (in questo caso la fruizione di un’agevolazione) su 100 richiedenti se ne perderanno per strade buoni 20 o 30. E io avrò un beneficio economico su quei 20 o 30 che, se facessi le cose in modo più chiare non avrei avuto.

Insomma: l’Inps ha seguito le migliori pratiche descritte da Maurizio Crozza quando parla della In Cool 8 (dall’inglese, si pronuncia inculeit) Pietro Colagiovanni