Nicotina: “no” all’inserimento tra le sostanze che provocano assuefazione e dipendenza

La Sesta Sezione del Consiglio di Stato con sentenza del 9.3.2016 n. 933 ha confermato – sia pur con motivazione diversa da quella del Giudice di prime cure – il rigetto del ricorso proposto dal Codacons diretto ad ottenere l’inclusione della nicotina tra le sostanze che provocano assuefazione e dipendenza in chi ne fa uso.

Per i giudici di Palazzo Spada l’inserimento della nicotina nell’ambito delle tabelle ministeriali di cui agli art. 13 e14 d.P.R. n. 309 del 1990 è precluso dall’esistenza di un rigido sistema di impegni internazionali, cui lo Stato italiano ha aderito e che non permettono che uno Stato possa inserire unilateralmente (e senza priva attivare un complesso procedimento sovranazionale) una nuova sostanza nell’elenco di quelle stupefacenti o psicotrope. 

Tale preclusione vale a maggior ragione per la nicotina in quanto  la circolazione e il commercio del tabacco e dei prodotti correlati è oggetto anche di una specifica normativa comunitaria che si ispira al principio della libera circolazione e che, solo in casi particolari ed eccezionali, consente agli Stati di adottare divieti o limiti all’immissione sul mercato del tabacco.

Corollario di tale premessa è che l’inserimento della nicotina nell’elenco ministeriale delle sostanze stupefacenti o psicotrope darebbe vita, se realizzato (anche se realizzato per via giurisdizionale) all’inadempimento da parte dello Stato italiano di impegni assunti a livello internazionale e comunitario.

Nel rigettare il ricorso, il Consiglio di Stato si premura di indicare la diversa via che dovrebbe essere intrapresa per ottenere l’inserimento della nicotina nel citato elenco ministeriale laddove chiarisce che la contestazione dovrebbe appuntarsi non tanto sul decreto ministeriale oggetto del presente giudizio (che, alla luce della normativa sovranazionale, risulta avere uno spazio di autonomia nella individuazione delle sostanze stupefacenti piuttosto circoscritto, limitandosi a svolgere una funzione quasi esclusivamente ricognitiva e classificatoria), ma, eventualmente, sulla mancata attivazione da parte della competente autorità nazionale del procedimento necessario per ottenere, in base all’art. 3 della Convenzione unica degli stupefacenti, l’inserimento della sostanza nelle tabelle.

L’art. 3 della Convenzione unica degli stupefacenti siglata a New York nel 1961, infatti, stabilisce che affinché una sostanza possa essere inclusa nel novero delle sostanze stupefacenti, occorre che sia conclusa la procedura prevista da tale disposizione, derivandone altrimenti la responsabilità dello Stato sul piano della violazione degli impegni internazionali assunti.

Inoltre, i prodotti del tabacco, e correlati, risultano, peraltro, anche oggetto di specifiche normative a livello comunitario che, ispirandosi al principio della libera circolazione, preclusono l’adozione di misure di controllo del tabagismo che possono avere per effetto di limitare o impedire la circolazione dei prodotti del tabacco nel mercato unico europeo con la conseguenza che non risulta, allo stato possibile, che in sede di decreto ministeriale, il Ministero della Salute possa disporre de plano l’inclusione della nicotina nell’ambito delle sostanze stupefacenti o psicotrope.

Fonte: Consiglio di Stato